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Report di un tour affettivo tra parenti, amici, giornalisti e musicisti “Unable to hold out in the heat of the light, we keep to the confines of shadows (Mark Pauwen, recensione di Un'estate senza pioggia, Earlabs)
:: immobilizzato dalla felicità :: Ho appena parlato al telefono con Gaia, che ho finalmente sentito speranzosa e allegra. Prima ho passato ben un'ora con il mio unico amico qui, l'Ortolano (ancora non gli ho chiesto il nome, dopo tutti questi anni), dal quale mi son fatto raccontare altri particolari della sua intensa vita di gruista dalla Sicilia alla Valtellina, assaporando l'aroma di esperienze lontane e profonde.
Sto facendo un piccolo tour che, come la vacanza dell'estate 2003, tocca luoghi di amici e parenti, ma in questo caso mi fermo nelle prime due località (quelle dei parenti diciamo), ossia Bologna ed Arezzo. _ Mercoledì 25 _ :: one hundred years :: Verso le 9:30 parto da casa mia, quasi puntuale e pronto a raggiungere Reggio Emilia. Ho una persona molto importante da incontrare. Al telefono mia madre, che è lì da sabato, mi ha detto che non devo aspettarmi molto, che questa visita che sto per fare sarà dura ma importante, perché potrebbe essere l'ultima volta che la vedo.
Su alla casa c'è la Boba (mia mamma) che mi aspetta. Strombazzo un po' per farmi sentire (non c'è campanello), e dal cortile la sento gridare contenta per il mio anticipato arrivo. Sento già abbaiare e inizio a sperare che Kira e Dante, i due doberman di Rita, siano in catene, onde non ritrovarmi una caviglia ripulita fino all'osso o una pallina in meno. Il pericolo è scampato però: mamma li ha chiusi sul balcone, dal quale mi guardano pensosi, ma già tranquilli dopo aver visto che lei mi abbraccia e gli spiega così che 'sono di famiglia' e quindi non edibile. In attesa del ritorno di Rita e di zio Bruno (nei campi a trafficare), io e mamma parliamo del viaggio, del posto sempre più bello in cui ci troviamo, poi della nonna. Io non so se sono preparato. Per ingannare l'attesa scatto qualche foto e vorrei pure registrare un paio di banali field con cani che abbaiano e uccellini, ma il mio nuovo registratore digitale è scarico, quindi lascio perdere. Rita arriva, Bruno viene richiamato e ci apprestiamo a mangiare di corsa, perché bisogna essera dalla nonna prestissimo per dare un passaggio a Sonia (la forte donna ucraina che l'assiste da novembre) per portarla a prendere uno dei pochi autobus disponibili in questo 25 aprile.
Ma è già ora di andare, così salutiamo e saltiamo in macchina diretti al 'centro residenziale per cure palliative ' di Madonna dell’Uliveto. Quando entriamo nella stanza, la nonna è di spalle, vestita di bianco come lo era a Natale, ossia l'ultima volta che l'ho vista. Sta bevendo acqua da una cannuccia, ma quando ci vede solleva lo sguardo stanco e, mi pare, accenna un sorriso che pian piano, col passare dei minuti, si riaffaccerà tra le sue guance e si farà più deciso, più definito, inequivocabile. Per qualche minuto c'è un gran casino con Sonia, Rita e la mamma che parlano in contemporanea. Poi ci salutiamo tra abbracci e promesse di rivedersi presto, più presto la prossima volta. Rita scompare rapida con Sonia. So che è tanto stanca anche lei, ultimamente ha dato davvero tantissimo, credo tutto quello che poteva.
I minuti poi passano, le dò il regalo, intuisco un vago apprezzamento, mi rilasso, arrivano le infermiere che mia madre chiama 'angeli': sono dannatamente gentili e brave, sembrano quelle di un telefilm ch'avrebbe uno share dello 0%, non è proprio ER, ma è confortante. La mettono a letto, su un fianco, col volto verso la finestra. Io mi siedo allora lì accanto, parlo con lei e con la Boba, finché pian piano, le mani aggrappate ai corrimani del letto, con un gesto mi chiede di toglierle gli occhiali. Vuole dormire. Le dò un piccolo bacio "Ti saluto ora, che se ti addormenti dopo non posso, resto ancora un po' qui con la Boba però, vado più tardi, ti saluto ora ma non vado via."
Per fortuna ho E Luxo So dei Labradford in macchina. Lo metto su, imbocco una strada, la più sicura e conosciuta, e vado. :: nel vuoto / fuori dal vuoto :: :: tutti questi nuovi amici :: Il tragitto verso Bologna è liscio come l'olio, e le indicazioni di Viamichelin utili ed accurate. Peccato che una volta arrivato nei pressi della tangenziale, tra gli interminabili lavori in corso, imboccare l'uscita 7 che porta la centro equivalga a tagliare la strada a tre corsie d'auto lanciate a più di cento all'ora. :: la mia foto sul giornale :: Mentre ci beviamo un po' di birre ecco che arrivano i miei cari parenti che mi ospiteranno per questa notte: Umberto e Paola, con la mia sempre più bella cugina Elena, anni 16. Mi chiedono della nonna, io racconto, mi sembra passato già un secolo, questo allegro bar-libreria e la Madonna dell’Uliveto sono a due profondità diverse. Di lì a poco Nicolas mi chiama e dice che c'è una giornalista del Resto del Carlino. Io rido, penso scherzi, invece titubante mi conduce verso una stangona che, reflex a tracolla, si alza e mi stringe la mano con un gran sorriso. "Posso farti una fotografia?" dice. Immaginare che una tipa così mi voglia fare una foto mi fa decisamente ridere, ma ovviamente acconsento e la seguo sotto il portico, dove non faccio in tempo a dire "forse è meglio se metto giù la birra... magari non sorrido troppo che si vede l'apparecchio... di solito riesco sempre a chiudere gli occhi col flash..:" che lei ha già scattato e dice che va bene. Poi ne vuole un'altra "con i ragazzi", ossia Nicolas, Luciano e Andrea, i quali cercano di spiegarle che non suonano,non sono 'del service', non lavorano lì. Lei nulla, vuole i nomi e la foto, così ci mettiamo in posa. Buona la prima anche qui. :: un po' di gente :: Nel frattempo arrivano avventori del bar (è ora d'aperitivo) e qualche spettatore, tra cui Sara e Luigi 'Mind', tra i responsabili del blog Soundesign, da me contattati l'altro ieri e per puro caso abitanti proprio a Bologna. Sono anche loro degli accaniti field recordist e curano questo blog sui suoni, promuovendo anche bizzarre e lodevoli iniziative come passeggiate sonore e festival. :: Hue: live @ ModoInfoShop, tutto liscio, anche la fuga :: Il mio live scorre liscio senza alcun intoppo. Alcune parti sono molto simili ai precedenti, ma almeno il finale è del tutto inedito. Dato l'ambiente intimo e i non molti presenti, pur come mio solito non alzando gli occhi, riesco a vedere alcune persone che abbandonano la tenzone. Mi chiedo se il live sia troppo 'duro' e difficile per loro o, al contrario, troppo banale. Arrivati alle undici cedo e decido di far rotta verso casa, non prima d'aver comprato un ragalino tra le miriadi di fantastici fumetti rari esposti lì a Modo. _ Giovedì 26 _ :: la dotta bellissima :: Dopo un sonno perfetto, mi alzo e faccio colazione con Umberto mentre Paola è al lavoro ed Elena a scuola. Mentre mangio lui mi racconta del suo lavoro in Germania e delle tante città che ha visitato, poi ci separiamo ed io mi butto in centro per un breve ed intenso giretto di un'ora. La giornata è bellissima, di una limpidezza rara; i bolognesi affaccendati e numerosi, i palazzi e le torri del centro imponenti e sontuose. Non ricordavo bene questa città dalla quale viene la mia famiglia ma rivederla mi fa un gran bene. So anche dove starebbe la casa dove mia nonna e gli altri han vissuto per anni, ma non lo ricordo più. Mentre cerco la fermata dell'autobus che mi riporterà all'appuntamento con Umberto mi prometto di tornare al più presto. La nostra meta è ora casa di zio Renato, che assieme a zia Anna ci aspetta per pranzo. E' nella loro casa di Medelana, sopra Marzabotto, che ho registrato parte dell'Estate senza pioggia, e ancora non gli ho dato una copia del disco. Ripartire è difficile, vorrei stare un po' di più, vederli più spesso, ma sono anche pronto per la prossima tappa, la casa di Laterina in Toscana, vicino ad Arezzo, anch'essa derubata dei suoi suoni nella torrida estate del 2003. :: il mio ortolano preferito :: Arrivato senza problemi nella splendida casa di Laterina di mio zio Maurizio, sistemo le mie cose, telefono a Roberto Bianchi, conosciuto proprio 4 anni fa dopo aver notato che nel negozio dove lavora facevano bella mostra CD di Ekkhard Elhers e Vashti Bunyan. Ora siamo amici e finalmente stiamo per realizzare il piccolo sogno di suonare assieme. Dopo di lui chiamo Mario Biserni, ossia Etero Genio, mitico giornalista ex Blow Up ed ora responsabile di Sands-zine, la webzine sulla quale ora ho la fortuna di scrivere anch'io. Mi invita ad andare al concerto di Ketamine che ci sarà alla Libreria Universitaria Leggere, organizzato da quella stessa fromSCRATCH che ha messo in piedi il concerto per me e Roberto. Sono solo le quattro e mezza e decido di fare una passeggiata in paese a trovare il mio Ortolano preferito.
Rientrato a casa faccio la telefonata di rito a Gaia: è allegra pure lei, non mi sembra vero, io mi sento felice fino all'osso e ho tanta voglia di fare. Ci scambiamo baci e risate al telefono e ci salutiamo facendo gli scemi. :: Ketamine chez fromSCRATCH :: Questa sera c'è il consueto concerto del giovedì alla Libreria Universitaria Leggere, ed io e Mario ci andiamo assieme. Per tutto il tragitto e nell'attesa del live Marione ed io parliamo di musiche e musici, di Sands-zine, di lettori e statistiche. Io scopro che la webzine è più seguita di quanto pensassi, con alcune pagine cliccate da centinaia di utenti. Mario ricorda a memoria molte delle cifre e mi chiede invece 'chessidisce' del sito. Il tizio, per ora solitario sebbene accanto a lui sia montata una batteria, costruisce i suoi lunghissimi brani accumulando loop di chitarra gli uni sugli altri, secondo una pratica ormai diffusissima ma sempre d'effetto. Peccato che la prolissità non lo spaventi, e che quindi le canzoni finiscano per durare oltre i dieci minuti, con il cantato sporadico che ripete frasi da vero loner. :: come quattro anni fa :: Qui la temperatura è molto più bassa che in Brianza. Il letto dell'ampia camera di mio zio pare enorme. Forse non sono più abituato a dormire così solo, forse questa casa di tre piani vuota è davvero troppo grande. Insomma ho un po' quella paura infantile che ricordo ebbi anche nell'estate del 2003 quando dopo un po' di giorni cominciavo ad anelare la compagnia di amici. _ Venerdì 27 _ :: la viabilità di Arezzo :: Qui le regole sono: :: children has the right to music :: Roberto mi accoglie assieme alla sua bellissima figlia Anna, inizialmente timida ma poi sempre più ciarliera con noi, che ovviamente parliamo di musica ma non solo. Si passano in rassegna le notizie sugli amici comuni, che s'è fatto nell'ultimo anno e mezzo in cui non ci s'è visti, per poi iniziare a buttare lì qualche idea su cosa suoneremo. Dopo aver mangiato poi ci rimettiamo lì, rirproviamo le quattro parti più o meno di filato e poi sbaracchiamo a tempo record perché per le 15:30 lui deve timbrare il cartellino in negozio. :: a casa, in tensione :: Dopo tutte queste emozioni musicali e non, nell'unico momento di vera pausa, ovviamente riesco ad avvelenarmi un po' l'umore andando in immotivata ansia. Mi siedo sul divano per leggere, in attesa di notizie da Gaia, che è sul treno in ritardo verso Arezzo. :: piccoli riti romantici e perquisizioni :: Finalmente Gaia arriva alla stazione ed assieme, dopo una breve sosta a casa, filiamo dritti allo Strettoio, nostro ristorante preferito del luogo, dove, ancora felici, consumiamo una cena squisita mentre i nostri compari in arrivo dalla Brianza sono tristemente bloccati in una coda a Parma. Arriveranno alle due e mezza passate, in mezzo a una fitta nebbia dalle sembianze padane e dopo aver subito una doppia perquisizione a Valdarno da parte di quattro poliziotti che, pare avendo visto gli strumenti ed insospettitisi all'avere di fronte 'dei musicisti', han deciso di far loro svuotare la macchina per esaminarla da cima a fondo giocando al poliziotto buono e quello cattivo. Meno male che il mio laptop suscita minor diffidenza... _ Sabato 28 _ :: un po' d'arte anche per noi ::
:: è di nuovo ora di tornare a suonare :: Ritornati a casa abbandono Gaia nelle mani del Cris verso il centro del borgo di Laterina, mentre io mi avvio con tutta la strumentazione verso la libreria. :: Hue + Roberto Bianchi (ovvero la mia scoperta dell'improvvisazione) :: Per prepararmi meglio bevo vino e sistemo gli oggettini sul tavolo, preoccupato per il fatto che gli amici miei ancora non si vedono e quelli di Roberto premono per iniziare. Alla fine decidiamo di partire, un po' in sordina, in quel modo in cui i presenti si chiedono 'ma hanno cominciato?' con lui che passa l'archetto sulla chitarra ed io che strofino polistirolo. I presenti sembrano soddifatti: battono le mani a lungo mentre io e Roby ci stringiamo la mano e ci abbracciamo. Mi sento divinamente, forse sono stato così bene solo dopo i live con gli Sparkle in Grey al Baraonda e ad Esterni. :: come di consueto, si va dal Merda :: Le operazioni di sbaracco vanno come sempre un po' per le lunghe, io vengo fermato da diversi musici e non musici locali, i quali si complimentano e mi riempiono di gioia. Anche al severo Mario Biserni pare piaciuto, anche se non risparmia critiche velenose all'amico Roberto. Io faccio anche la conoscenza di Alejo, nostro ospite nei prossimi giorni. Argentino, sta trascorrendo alcune settimane in Italia (dove già vivono i genitori) e si ferma con noi per un po'. Pure lui pare aver apprezzato, e il mio debole ego già lo trova quindi più che simpatico. La cena è prenotata da 'Il Merda', mitica pizzeria aretina frequentemente bazzicata da Marione, che ha prenotato per tutti (Milena, Alberto, Alejo, Cris, Gaia e me) e così ci fiondiamo in questo locale dalle pareti tappezzate di materiale della storia del cinema per una insipida, toscanissima ma ottima pizza, consumata mentre il lato Sands-zine del tavolo (io, Al ed Etero Genio) parla per due ore esclusivamente di musica. :: il regno di Etero Genio (no ©) :: Dopo cena, come promesso, la tappa è a casa di Marione, a Monte Sopra Rondine, località microscopica dal nome assai evocativo (e non a caso sfruttato da Punck per il suo bel brano su "...a Gift for... (°!°)". La serata finisce tra ascolti di miti di Mario (The Fall e Keiji Haino), la compilation femminile (Woman Bring Back the Noise), folli attivisti svizzeri (Sudden Infant), per poi chiudere in somma bellezza con i Butthole Surfers. _ Domenica 29 _
Alla fine della visita, soddisfatti, ci ricongiungiamo con gli altri stesi fuori sul giardino del castello e, fatti rapidi conti, ci accorgiamo che se noi tre musici vogliamo essere in tempo per un soundcheck nella ridente Rigutino, dobbiamo movere il culo. Siamo a nord ovest di Arezzo e la nostra meta, ovviamente, a sud est. Senza troppa fretta ci dirigiamo alle auto e decidiamo di dividerci, in modo che i fortunati che non hanno pensato bene di rovinarsi la vita tra soundcheck e prove possano visitare anche Bibbiena. :: Rigutino on the road :: Passiamo 'rapidi'... no, anzi: saremmo rapidi se il solito Alberto non ci mettesse mezz'ora per (pare) prepararsi mentre io e Cris, finito di caricare la sua mitica Palio station wagon (sarà l'auto del tour a Graz!), lo attendiamo di sotto, convinti che, in tutto quel tempo, non potrà che scendere truccato e vestito che manco David Bowie nel '70... :: il modo in cui non dovremmo mai esordire ::
:: un abbraccio di colore e cibo :: Il locale è uno stanzone di 8x10 metri, sotto al ristorante al cui ingresso eravamo prima: coloratissimo, fa venire voglia di fare festa e bisboccia al solo entrarci. Penso che di locali così carini dalle mie parti ce ne sono pochi, e già sono a mio agio. Le pareti sono circondate da divanetti zebrati che farebbero venir voglia di pomiciare anche a un eunuco, e infatti Luca mi dice che “c'è della paranza a volte!”. :: Sparkle in Grey in Rigutino ::
_ Lunedì 30 _ :: una primavera piovosa :: Dopo la lunga serata di ieri il risveglio si rivela più facile del previsto, ed il programma della giornata, volutamente 'di basso profilo' per noi vecchietti milanesi non troppo attratti da lunghe sgroppate in auto, scarta la tappa nel senese a favore della più vicina - e ahimé turistica - Cortona. :: divisi, sulle ultime tracce dell'estate 2003, al Borro :: Sulla strada del ritorno ci dividiamo nuovamente, con me ed il Cris diretti a Laterina e poi al Borro, e gli altri quattro, più acculturati, che decidono invece di vedere la mostra su Piero della Francesca ad Arezzo.
Anche Cris sembra apprezzare la storia animata di Pinocchio ed i diorami sui mestieri, li guarda affascinato assieme a Michela, mentre io tento di registrare il tutto, allontanandomi da loro per escluderne le voci. Sono entrambi persone piuttosto silenzione e timide, ma pare che oggi, pur vedendosi praticamente per la prima volta, abbiano parecchio da dirsi, per la gioia del mio microfono. :: gli Sparkle in Grey uomini da copertina ::
Tra l’alcol ed il casino, non so come s’inizia uno strano gioco d’associazioni tra riviste e membri degli Sparkle in Grey: Michela vedrebbe bene il Cris come idolo delle ragazzine su Cioé; Alberto lo vediamo in copertina a Capital mentre armato di stuzzicadenti si libera di un blocco di carne tra i denti; io a torso nudo su Man’s Health, unto, di fronte al Mac, con sottotitolo “Hue: uomo al laptop, sempre in forma – ecco i venti esercizi per tenere allenate le due dita del mouse”. In ultimo, ce n’è anche per l’assente Franz: Settimana Enigmistica, oppure la prestigiosa Prima Comunicazione. _ Martedì primo maggio _ Al mattino sbaracchiamo tutto mesti e abbastanza rapidi. Io non vedo l’ora di partire per incamminarmi verso i passi montani che ci separano da Bologna: più volte ho preferito evitare l’autostrada, soprattutto in giorni di gran traffico come oggi, preferendo tortuose stradine di montagna che costeggiano luoghi cari a Isoradio come Barberino del Mugello e Ronco Bilaccio, splendidi se visti lontani dalle tre corsie.
Per strada facciamo sosta per mangiare in una modesta trattoria dove un anziano rassicurante donnone ci propina del cibo, ancora una volta, pesantissimo, e poi reinforchiamo l’autostrada per beccarci un filo di coda a Parma e poi, al solito, sulla Tangenziale Est di Milano. Ogni volta, quando arriviamo qui e ci troviamo circondati da palazzi semiabbandonati, vecchi e nuovi, fabbriche, prati incolti, smog, gente nervosa e cielo opprimente, uno di noi due solleva l’eterna domanda “ma che cazzo ci facciamo qui?”. Hue, 12 Maggio 2007
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