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El bujun del Tagofest Io a 'sto tanto celebrato Tagofest, devo ammetterlo, non c'ero mai stato. Di norma, non so bene perché, i festival musicali mi attraggono poco. Mi fanno pensare a infiniti tempi morti, lunghe attese, pochi gruppi interessanti e tanti fuffa, casino, e altre cose poco positive. Mi sbaglio, evidentemente. Ad essere del tutto sincero, l'unico festival cui ho mai assistito (e partecipato), fu il mitico Superfici Sonore 2003, quando con il gruppo di iXem mi trovai così bene da mettere in piedi un mio primo timido concerto improvvisato. Alla fine, pure la decisione di venire e qui e suonare, l'ho presa parecchio all'improvviso, due giorni prima dell'inizio del tutto, e grazie soprattutto agli inviti reiterati da parte di Adriano Zanni/Punck, che voleva noi vecchi amici del 'giro Merkaat Survivors' unirsi a lui per un poco identificato ctrl+alt+canc noise soundsystem. Be', non credevo proprio che mi sarei divertito così tanto. _Venerdì_ Dato che ieri sera ho preferito uscire con la mia Gaia anziché restare in casa a fare le valigie e preparare il live, tutti i doveri sono da sbrigarsi in mattinata. L'idea sarebbe di partire per le 10:00, ma alla fine riuscirò misteriosamente a lasciare la Brianza solo a mezzogiorno passato. Tutto questo a causa di vari fattori, non ultimo il mio desiderio di portarmi dietro qualunque cosa possa tornarmi utile per suonare al Tago e, soprattutto, nei giorni seguenti con Roberto Bianchi, con il quale ho appuntamento da lunedì in poi per registrare un disco basato sulle nostre improvvisazioni del concerto di circa un mese fa. In più, ho l'incombenza di ritirare le radiografie della mia malmessa schiena all'ospedale di Vimercate, dove la cosa prende parecchio più tempo del previsto perché inspiegabilmente la mia cartelletta con cognome 'Uggeri' è stata infilata per errore sotto la T (forse un cassettino per la misera U non l'avevano mai neppure creato). Ancora poi un'altro giretto a Pessano con Bornago per prendere le chiavi della solita mitica casa di Laterina, presso mia zia Bina, dalla quale mi trattengo alcuni minuti. :: il freak show del Diperdì :: Non pago, voglio sprecare altro tempo e passo nel vicino supermarker Dì Per Dì a predere pane a affettati. Devo dire: a me piacciono i discount, ma effettivamente speso sono ricettacoli di persone bizzarre, sia tra i clienti che nel personale. Quello di Pessano lo consiglio a tutti: se vi piacciono i freak show, è il posto per voi. Già nel parcheggio sostano (credo perennemente) tre tizi che, immobili e disposti a cerchio, sembrano attendere qualcuno da aggredire. Con mia grande gioia è accanto a loro che si trova il parcheggio libero, e sono davvero rilassato nel lasciare la mia Opel Corsa carica di strumenti e preziose apparecchiature sotto il loro attento sguardo. All'interno del supermarket a servire al bancone gastronomia c'è un essere molto alto, dal sesso non identificabile, in tutto e per tutto (dal truco pesante alla capigliatura tanto bizzarra da far invidia a Marylin Manson) in stile trans di viale Zara; per fortuna il grambiule bianco di ordinanza ne cela buona parte del corpo. Al di qua del bancone invece, giusto prima di me, sta una donnona in cenci seguita dai due figlioli. La mia fretta di partire è quindi purtroppo messa alla prova da una schermaglia inquietante durante la quale il trans saluta gentile la figlia della balenona lurida, la quale si irrigidisce e minaccia con piglio severo, ripetendo più volte "Lascia stare la banbina!" Io vorrei solo i miei panini e l'affettato, ma mi tocca attendere e sperare che la cosa non degeneri. Quando ce la faccio e, uscito nel parcheggio, ritrovo la mia bella macchina sotto il sole, sono felicissimo di mettermi in marcia verso l'agognata Marina di Massa.:: Milano - Massa passando per Cremona ::
:: quei birbanti di Diamanda Galas e di Peter Sotos ::
:: musica per complessati :: _Sabato_
A rendere però ancora più incerta la mia accettabilità all'hotel contribuisce però la visita degli Harshcore i quali, avendo dormito in un locale squat gentilmente messo a disposizione dai suoi occupanti ("non dovrebbe venire la polizia a far sgombrare stanotte, ma non preoccupatevi che a turno facciamo la guardia", aveva detto quello che di loro pareva il capo ieri sera), vorrebbero fruire del mio pulito bagno per doccia a rasatura. Io, imbarazzato e timoroso d'esser scoperto con tali loschi figuri attendo il momento buono per far entrare Sigurtà, ma quando poi torniamo fuori Cesare il Portiere ci vede e commenta qualcosa sul fatto che ancora non ho lasciato i miei documenti. Capisco l'antifona e comunico la triste notizia al Francese, che non si scompone e dice che tenterà di pulirsi al bar. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla spiaggia libera, dove io andrò a piedi, non prima d'aver preparato i suoni per il nostro live di sta sera. :: il pazzo col computer e le cuffie nella camera 1 :: Mi chiudo così nella mia stanzina, tiro fuori il Mac, la scheda audio ed il controller Midi e, seduto sul letto con le spalle alla porta, mi metto a provare i suoni. Dato che abbiamo deciso di fare un live noise, sono ronzii, sibili e qualche versaccio (i piccioni registrati a Chioggia), ed il volume è alto nelle cuffie, così con tutta probabilità non mi accorgo della cameriera che entra nella stanza con l'intenzione di pulire. Ad un certo punto sono soddisfatto e chiudo tutto. Quando esco e transito davanti alla reception Cesare mi fa "...e comunque guardi che la camera la devono pulire!" Allora realizzo che la ragazza deve essere entrata mentre provavo: la scena di un tizio in mutande, seduto sul letto con varie apparecchiature e dei gran 'ffffffssssschhhhhh' che uscivano dalla sue cuffie deve chiaramente averla spaventata. :: musicisti on the beach ::
Finalmente arriva Ludovica e la smetto di guardare i miei 'colleghi' intorno, e con lei inizio una bella chiacchierata su musica, lavoro, vita e personalità. E' una di quelle persone con le quali è davvero facile conversare, si ha l'impressione che non si sconvolga per nulla e che sappia ascoltare, così quando arriva l'ora di tornare verso il Tago un po' mi spiace lasciarla. :: una pletora di concerti ::
Ma basta con le chiacchiere, iniziano i concerti. :: Treni all'alba, Dadamatto, Gonzo48k ::
Dopo di loro i Dadamatto, che però salto ignobilmente per stare fuori a cazzeggiare con gli altri. Parlando poi con altri amici che han seguito anche edizioni passate del festival mi rendo conto che perdersi un 80% dei concerti è la norma, dato che il ritmo è tanto serrato e le persone con cui si ha piacere a scambiare due parole talmente tante che non ci se la fa a stare davanti alle casse per tutto il giorno. Ad un certo punto però da dentro il locale mi giungono delle casse dritte e dei suoni melodici... Punck esce e mi fa "valli a sentire questi Matteo, che ti piacciono secondo me..." Mi fido del suo consiglio, e faccio bene. All'interno ci sono due ragazzi sul palco piccolo, muniti di chitarra e microfono. Suonano su basi elettroniche molto quadrate, ma la musica è estremamente melodica, con richiami a Cure ed altre sonorità new wave. Capisco perché Adriano me li ha consigliati: sono molto stile anni '80 e davvero pop, forse troppo per un contesto come questo dove forse il pubblico cerca cose più bizzarre, tanto che a vederli siamo in quattro o cinque, tra cui il solito Onga ed il Francese, svegliatosi dal suo torpore al richiamo del pop (suonò per lungo tempo in una coverband dei Beatles).
:: Alessandro Buzzi, Yellow Capra e Musica da Cucina ::
Dopo di loro tocca agli Yellow Capra, di cui ascoltai il disco tempo fa. Un ottimo post rock, il loro, forse non particolarmente audace, ma coraggiosa è certamente la loro scelta di effettuare un set a pieno organico (sette musicisti!) senza la possibilità di fare un souncheck. Purtroppo io non riuscirò a seguirli, perso all'esterno a chiacchierare con non ricordo chi, e gli amici mi diranno che i coraggiosi sette avranno gran gatte da pelare con i suoni, perdendosi ogni tanto.
:: c'è da spostare una macchina ::
Spaventato, riferisco la notizia all'interno. Non l'avessi mai fatto! I tizii del Tagomago si allarmano, si eccitano, si muovono, escono, cercano il tizio vestito da cuoco (è un cuoco, della pizzeria di fronte), avvertono Brunone, che fa' l'annuncio stile quella vecchia mitica canzone di Francesco Salvi "c'è da spostare una macchina", il pubblico esce a frotte proprio mentre stanno per iniziare i miei amici Harshcore. Temo di avergli rovinato il concerto prima di iniziare. :: Vanvera, Harshcore, Airportman, Miranda :: E invece no: vengono spostate un paio di auto e l'allarme rientra, così come molti dei presenti. Attorno ai due figuri mascherati degli Harshcore si forma un cerchio di gente attenta e incuriosita. Loro vanno alla grande, soprattutto nella prima parte del live ed in più, in quella centrale, finalmente fanno pure dei brani nuovi tra cui (lo intuisco) Super Mario Doom e Stunned Tuna, davvero d'effetto. Sul finale puntano sul noise e gli riesce bene come sempre. Più tardi Onga mi spiegherà che era tentato di far loro segno di tagliare, ma dall'evolversi dei suoni aveva intuito che stavano per finire, azzeccandoci alla grande. Sono sempre grandi, e credo che in futuro sentiremo moltissimo parlare di loro. Dopo di loro gli Airportman, uno dei gruppi che più desideravo vedere. Da un po' di tempo sono in contatto con il 'boss' della loro label Lizard, Loris Furlan, il quale mi ha passato parecchi dischi tra cui il loro splendido 'Off'. Non mi deludono, né nell'aspetto (seri ma alla mano, circondati nel pubblico dalla famigliuola, grandissimi!), né nella musica, in questa occasione molto più minimale ed acustica rispetto al disco. Sono infatti in tre: violoncello (inudibile purtroppo), e due chitarre. Apprezzo moltissimo il loro set melodico, quieto e rilassato, molto diverso da quasi tutti gli altri di oggi. Essendo quasi l'ora di pranzo, sono stati davvero bravi a reggere i venti minuti del live, alla fine dei quali li avvicino intenzionato a scambiare un mio CD con la loro ultima fatica (che neppure sapevo fosse uscita già). Colpevolmente mi perdo pure i Miranda ed il loro rock potente e sbilenco, licenziato dalla fromScratch del mio amico Alez Frassanito [con il quale la settimana dopo registrerò pure dei brani, magie degli incontri del Tago!], ma sono troppo catturato da ciò che accade fuori dalla sala concerti... :: I Gonfi, il Marcificatore e vari amici :: Faccio una piccola parentesi dedicata ad un contro-festival che si svolge ininterrottamente da oggi pomeriggio: alcuni dei tizi (da noi soprannominati 'I Gonfi' per l'incredibile quantità di droghe che probabilmente hanno assunto) che han suonato ieri sera si sono messi (chitarre, percussioni, cinture e altro alla mano) a intonare una ininterrotta lisergica session di musica più che improvvisata nei giardini del Tago. Continuano senza sosta da ore, con poco apprezzamento da parte dei presenti, se si esclude Michele Mazzani, uno dei boss di Palustre Records, folle etichetta che condivide anch'essa il nostro banchetto degli sfigato-sperimentali. Michele è perennemente fuori come un balcone ed è di una simpatia ed intelligenza rare: mentre accoglie i potenziali clienti al banchetto rutta come un tricheco in amore oppure li ignora leggendo libri di Nietsche. Il top lo raggiunge quando Claudio Comandini (il trombettista di Buzzi) intavola una discussione con lui sui pensatori del '900... Io non ci capisco una sega, ma ascolto rapito i due sentenziare cose tipo "Deleuze ha un livello di acume e lucidità assolutamente unico, lo leggi e resti rapito dalle incredibili conlcusioni cui riesce a giungere." Risposta di Michele: "Già." Replica di Gianni "...è davvero acuto. Mi fa spaccare dal ridere." Fantastici tutti e due. Ad un certo punto Michele decide di unirsi ai Gonfi, portando con sé 'Il Marcificatore', una sorta di vecchissimo amplificatore scassato, munito di un paio di manopole ed in grado (senza alcuna sorta di input) di emettere rumori pazzeschi modulabili alla bell'è meglio. I Gonfi lo accettano di buon grado nel proprio cerchio, e lui ci dà dentro con i sibili. Nel frattempo spuntano da ogni dove facce conosciute che sono felice di vedere: Luca Mauri degli I/O, stanchissimo per una di loro la trasferta di ieri a Venezia, ed i suoi compari, tra cui un Paolo Romano ridotto in uno stato pietoso. Osservandolo temo che gli altri tre del gruppo siano soliti sodomizzarlo a ripetizione, ma poi invece mi spiega che ha 'solo' 38 di febbre, il poveretto. In più spunta anche il grande Gusmerini Maurizio, membro degli St.ride, di cui sono grande fan tanto da averlo voluto intervistare per Sands-zine mesi fa. Anche di persona è simpaticissimo, ha la voce profonda e bassa di un baritono e come me ha trovato le foto di Hans Happlqvist sul sito Hapna ridicole e raccapriccianti, mentre quella di Geppe Ielasi accanto alla 'Palma Calva' stupenda. :: Gerda, Three in one gentlemen suit, Almandino quite deluxe :: Ormai si avvicina il momento per noi di suonare, così mi devo cibare: trascorrerò circa 40 minuti in attesa della mia pizza, chiacchierando con a034/Stefano Pulici per tutto il tempo, e rivaleggiando con lui per chi si beccherà per primo la propria pizza (vittoria mia per credo 2 minuti... ma lui aveva il numero prima di me!). Poi vado a raccattare la mia roba in auto ed inzio a montarla. Mentre lo faccio, mi rendo conto di essere l'unico di tutto il Tagofest di quest'anno ad usare un computer nel proprio live set, e la cosa non mi dispiace, mi fa quasi sentire originale (quando in genere sono circondato da Mac e PC). Mentre montiamo però suonano gli Almandino quite deluxe, e devo dire che sono davvero grandi. Mascherati, scaricano sugli strumenti un'energia della madonna e sono la migliore carica per prepararmi a suonare. Ecco, a dirla tutta forse la migliore carica sono pure i tre long island che mi sono bevuto a ripetizione, che mi fanno sentire molto bene e pronto al nostro set noise.
:: una fottuta festa ::
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