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La dura vita del field recordist, PT I Accade che una grande amica di Gaia, che qui per discrezione chiameremo Lara, lavori come maestra presso un asilo Romagnolo. "Oggi c'è il compleanno di due dei miei bimbi, fanno la festa nella sede di un'associazione qua vicino. Volete venire?" "Ci sará della musica?", chiedo. La risposta è tipo "No, non credo", ed è chiaro che Lara non intuisce la ragione della mia domanda, mentre Gaia, che mi conosce meglio, ha già colto lo strano brillio negli occhi di chi è pronto a imbracciare microfono, minidisc e auricolari. In tre quindi ci avviamo alla festa, e mentre Lara e Gaia chiacchierano allegramente, io sistemo alla bell'e meglio il minidisc nella tasca interna del cappotto, con il microfono aggiustato nell'asola del bavero. Niente auricolari. Queste precauzioni da agente segreto seguono alla più che lecita richiesta da parte di Lara di quantomeno non farmi beccare dai numerosi genitori di bimbi che saranno presenti alla festa, i quali potrebbero giustamente denunciarmi. La voce di Cristina d'Avena che gorgheggia su una bassdrum in quattro quarti ci accoglie quando siamo a una ventina di metri dal locale. Sottovoce impreco un "ecco, lo sapevo", ma coltivo la speranza che le canzoncine vengano prima o poi soppresse. Scendiamo le scale, ed il frastuono è assordante. Lo stereo pompa ora una nenia simil-messicana, e i bimbetti scorazzano per l'ampio androne. Sopra a tutto il vocio dei genitori, che chiacchierano di costi proibitivi dei vestiti Chicco ed influenze devastanti per corpo, mente e spirito (loro). Lara è subito circondata da colleghe, mamme e bambini adoranti che danno la misura di quanto certamente sia la maestra bravissima che già immaginavo. Ad un certo punto, il miracolo: la musica si ferma, e nell'aria restano solo gridolini e palloncini che scoppiano. Nella speranza di avere un suono ben spazializzato, comincio a camminare, molto lentamente per il timore di includere il suono dei miei passi e tratteneno il respiro - data la vicinanza del microfono al mio mento. Ogni tanto, ansimante, mi fermo per un po' di fronte a qualche gruppo di bimbi, tra cui una decina di scatenatissime bimbe che saltano sul palco. :: strana, la gente diffidente :: A un tratto incontro gli sguardi diffidenti di alcuni genitori, e realizzo di colpo la scena che si presenta loro di fronte: un ragazzo sui trent'anni, mal rasato, cappotto nero, jeans scuri, si aggira tra i bimbi silenziosissimo, armeggiando di tanto in tanto sotto il bavero del cappotto compiendo strane operazioni. Come non bastasse, indosso la maglietta della Cane Bagnato records, che dona al tutto un'aria ancor più bizzarra. Purtroppo non posso togliere il cappotto, che incorpora l'apparato di registrazione (tra l'altro ho un caldo boia), ma almeno mi tolgo i guanti neri. Allegro e soddisfatto, mi accodo a Lara e Gaia ed usciamo. Rapido, indosso gli auricolari per sentire cosa ne è saltato fuori. È tutto saturo. Per la serata si prospettano amici, piadina romagnola e cinema, quindi per un po' metterò decisamente da parte le mie assurde passioni musicali. Mi sento allegro; essere un field recorder è un lavoro duro, ma qualcuno dovrà pur farlo. Hue, 21 gennaio 2007 |
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