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My Bundle of Files Hue + Harshcore + Halessandro Calbucci - Live @ Lab 12: "La serata dei Trisomici" (Vigevano, Lab 12 , 28/10/06)
E' solo grazie all'amico Sigurtà (nonché alla consueta disponibilità di Madame P/Patrizia Oliva) che ho l'opportunità di fare un mio primo live da solo come 'Hue', dato che è il Sigurt a propormi di fare la spalla alla creatura musicale corrispondnte al nome Harshcore, con la quale lui e Tommaso Clerico da qualche mese calcano i palcoscenici. :: attraverso la nebbia :: La conueta fortuna metereologica che accompagna parecchie delle mie esperienze musicali si fa vedere anche questa volta: io e Gaia ci svegliamo alle undici di questo sabato mattina e, aperte le tapparelle, fatichiamo a vedere la casa di fronte, persa irrimediabilmente in una nebbia che per quest'anno ancora non si era vista. Di conseguenza dopo pranzo finisco di preparare il tutto, ri-saldo qualche microfono a contatto rottosi ovviamente all'ultimo momento (si rompe anche il saldatore ed ancora ringrazio la fortuna), prendo anche il mio orrendo mezzo sacco a pelo anni '70, dimentico spazzolino e qualche cavo e poi salgo in macchina più o meno alle quattro, diretto verso l'angolo opposto dei vasti e sovrapopolati sobborghi milanesi. Gaia resta a casa, decisa a non seguirmi in quest'ennesima giornata di souncheck(s) e interminabili chiacchiere di musica e cazzate. :: come essere a casa :: Il viaggio scorre senza intoppi e con il sottofondo della musica del mio nuovo idolo Polmo Polpo. In perfetto orario (sono sorpreso pure io) sono in via Girardi al 12, dove sorge appunto il mitico Lab 12, luogo a me ormai familiare e reso mitico dalle performance live di tanti artisti quali anche Arrington de Dionisio, Kawabata Makoto (per dire dei più famosi) e dove anch'io ho praticamente esordito dal vivo nell'aprile dell'anno scorso (vd. Survivors Live @ Lab12). Busso e nessuno mi apre: immagino che il luogo sia per ora vuoto e dunque comincio a passeggiare in attesa che giungano i biellesi, ma dopo alcuni minuti passati ad osservare i bimbi che giocano nel parchetto antistante alla via mi rendo conto che le loro mamme potrebbero scambiarmi per un minaccioso pedofilo, quindi ritorno al Lab. In quell'istante esce Madame P in bicicletta e scarpe viola, diretta al supermarket per un pieno di birra. Ci salutiamo affettuosamente e mi presenta il fidanzato: è Alessandro Calbucci di Sedia e From Hands, gruppi di cui ho sentito spesso parlare e che mi hanno sempre incuriosito. Lui ha una di quelle facce che risultano simpatiche a prima vista e mi saluta cordialmente, offrendosi di aiutarmi a trasportare in casa gli strumenti. Lui era in casa già da prima e non mi aveva aperto perché, guarda caso, stava strimpellando per provare il live di 'sta sera. Scopro quindi che suonerà anche lui e che la nostra performance avrà luogo nel nuovo accogliente spazio allestito dai padroni ci casa in quello che fino a pochi mesi fa era il salotto di Madame P. :: musica, cazzate e ancora cazzate :: Mentre appoggio le mie valigette in terra intanto arrivano i due Harshcore con la potente Peugeot di Luca Sigurtà, e la mia gioia si accresce: ci stringiamo le mani e iniziamo subito siparietti idioti mentre comincio a fare meglio la conoscenza di Tommaso, fino ad oggi intravisto in una sola occasione e da me conosciuto con l'immotivato pseudonimo de "Il Francese". Presto si renderà conto che la cosa peggiore di avere un ragazzo che è un musicista è che ha amici musicisti con i quali parla solo di musica e cazzate - quando va bene. Quando va male, l'argomento di conversazione si sposta su pornografia (io ed il Francese ci confrontiamo amabilmente sui rispettivi gusti in fatto di pornostar, argomento sul qualche anche Sigurt è esperto con la sua quasi bambinesca infatuazione per il softcore di Jordan Capri) e aneddoti che definire imbarazzanti è un'allegro eufemismo. Il momento dell'ascolto collettivo subisce una breve sospensione mentre osserviamo un filmato surrealista di una regista di cui non ricordo il nome, proposto da Alessandro e pare molto apprezzato dal linchiano Tommaso che osserva estasiato le immagini misteriose di chiavi che si mutano in coltelli e rose che cadono dalle sensuali mani di una donna. Anche io apprezzo ricordando Bunuel e bevo birra ingolfandomi di risotto e patatine, in barba alla mia esofagite ed ai consigli del medico.
In effetti il muro lattiginoso che ora dopo ora ha nascosto anche l'imbocco della stradina in cui sorge il Lab 12 non promette nulla di buono, e non solo renderà duro il ritorno a casa di chi, come Fhievel, non può fermarsi a dormire, ma certo non favorirà l'arrivo di spettatori, tanto che infatti i due Sparkle in Grey Cris ed Alberto mi comunicano che il tempo li scoraggia troppo, e quindi resteranno a casa. Inaspettatamente fanno capolino alcuni spettatori - e sono tutte donne! - prevalentemente habitué del luogo e amiche di Patrizia. Fatto un rapido calcolo ci sono più ragazze che ragazzi, e la cosa ci esalta. Non solo: tutti i maschi presenti sono anche i musicisti, quindi abbiamo virtualmente un pubblico tutto al femminile. Non facciamo in tempo a sentirci tutti dei Justin Timberlake che spuntano prima Alessio (mitico gestore della sezione musicale della Coop. Portalupi) e poi Luca, uno dei più fedeli del Lab, ma siamo comunque felici di vederli e di sapere che sono qui per ascoltarci. :: Alessandro Calbucci / Dentro :: Passata una sfuriata di Fhievel che si è visto calpestare il costoso Mac per ben tre volte da Scooby, il malmesso ma tenerissimo cane di Patrizia, decidiamo che la scaletta prevede prima Ale, poi gli Harshcore e infine Hue, così il Calbucci si avvicina al laptop e inizia la sua performance. Il suo live è un misto di sintentici suoni graffianti e melodie di chitarra acustica o fisarmonica e scorre con un misto di dolcezza e tensione. Mi cattura senza difficoltà: è un insieme piuttosto semplice ma per nulla scontato e davvero piacevole. Purtroppo alcuni problemi tecnici dovuti più che altro ad un nastro di scotch poco affidabile (e forse a una vena improvvisativa fin troppo audace) ne limitano un po' le potenzialità, ma apprezziamo parecchio. Alla fine mi regalerà un paio di CD che promettono benissimo...
Finalmente posso vedere gli Harshcore al completo: dopo l'ascolto del disco che Sigurt mi ha mandato sono davvero curioso, perché l'album è molto promettente e perfino a tratti ritmico e melodico (quindi su misura per me). Vederli è un piacere: lo sguardo passa dal basso pluri-effettato del Francese ai giradischi di Fhievel fino ai nastri stiracchiati di Luca, mentre le basi ritmiche su CD scandiscono il tempo ed i passaggi tra un brano e l'altro, in un bell'amalgama tra rigore e improvvisazione. A quest'ultima caratteristica contribuisce ad un certo punto largamente la vivace gattina di Patrizia, la cucciola Tina, che si interessa prima agli arnesi di Fhievel e poi ai nastri di Sigurtà, i quali le permettono di 'suonare' momentaneamente nel gruppo amplificandone i suoni causati da graffi, strofinii e strattoni che la bestiola dispensa frenetica. Ad un certo punto si rompe anche un po' i coglioni e decide che la sua performance è completa, e se ne va. Il suo intervento resta comunque il momento topico della serata.
Fino a questo momento sono rimasto molto tranquillo, ma ora che tocca a me, e soprattutto per il fatto che mi spetta di chiudere la serata dopo due gran belle performance, mi sento agitatissimo. Questo mi porta a tracannare un ulteriore chupito di rhum: lieve bruciore di gola e spintarella giusta per avvicinarmi al mouse [questa frase mi rendo conto è davvero patetica: alla faccia di sesso droga & rock and roll - nda]. Inizio con un oggettino a molla amplificato e poi calco un po' la mano sul noise con dei campioni registrati in metropolitana, poi i suoni si ammorbidiscono su un violino di Franz Krostopovic, (debitamente modificato per l'occasione) per poi passare in una mia vecchia traccia che feci come Sparkle in Grey solista (Due ore in dieci anni) e dei droni ritmici che Maurizio Bainchi / MB mi ha fornito. Chiudo con un brano realizzato con Gaia, costruito quasi esclusivamente con suoni trattati di suoi fischi e nostri bisbigli. In realtà è una cover di "A Girl Called Johnny" dei Waterboys, ma nessuno pare accorgersene, sebbene molti, a concerto finito, si ritrovino a canticchiarne il motivetto. Ad ogni modo, ho registrato tutto, e se lo si volesse ascoltare, eccolo qui:
Il meglio deve ancora venire: fatte due chiacchiere sulla nebbia e salutati alcuni dei coraggiosi spettatori (Fhievel tra l'altro è partito subito dopo il live Harshcore), noi superstiti torniamo nel salotto/sala concerto e, come calamitati dagli strumenti, ci apprestiamo ad iniziare suonare... i ruoli però si sono nel frattempo anche un po' scombinati: Patrizia si è impossessata del basso di Tommaso, che dopo un primo momento di studio ha poi scippato la chitarra acustica di Ale, che si è invece sistemato al suo laptop... io siedo di fronte al mio e Sigurtà si attacca al mio mixer con i microfoni a contatto ed i propri arnesi. Come non bastasse, mentre suoniamo anche i tre del pubblico (Luca, La Liutaia e Ivana) si fanno catturare dai groove e si uniscono passandosi tromba, bottiglie, vibrafono siciliano e quant'atro troveranno in giro. E' fantastico. Semplicemente fantastico. Non tanto per la musica, a tratti in effetti anche bella, ma il fottuto divertimento che proviamo nei momenti neanche tanto rari in cui sentiamo di trovarci a vicenda, di stare facendo un qualcosa di bello assieme. Ora che ci ripenso, mi rendo conto che solo due delle persone con cui stavo suonando in quel momento le conoscevo già prima di quella serata, e mi pare incredibile pensare che ci ho suonato assieme. In più, la completa perdita di confine tra pubblico e suonatori è quasi inebriante. Tutti sembrano senza difficoltà adattarsi agli altri, siamo allegri e ci rendiamo conto che potremmo proseguire fino allo sfinmento, ma per fortuna verso le due di notte Ale molla il colpo e noi lo seguiamo stremati, felici e pure un po' affamati. :: altre cazzate ed il cane più sfigato del mondo :: Ci trasferiamo in cucina, dove l'intera congrega di musicisti inizia un'interminabile chiacchiera notturna a base di tisana alla lavanda e pane arabo condito da salse misteriose. Mentre mangiucchiamo, Scooby gira frenetico tra noi, importunando a turno più o meno tutti ma dimostrando una chiara predilezione per il Francese, che pare eccitarlo sessualmente. Tommaso ricambia tiepidamente e con un vago (troppo vago, quasi sospetto!) imbarazzo. Il cane monopolizza la conversazione con i suoi latrati afoni e l'incessante ticchettino delle zampine. "Diciassette anni", ripete Patrizia in continuazione "sono diciassette anni che lo sopporto. Non ce la faccio più." La capiamo: la bestiola è piuttosto insopportabile (non amo i cani, lo ammetto), e possiamo capire l'esasperazione cui ha portato la sua padrona, che però, come anche noi, è anche intenerita dal botolo bicolore.
Verso le due accendiamo la radio e seguiamo la lirica su Radio 2. E' con questo sottofondo che i discorsi vagano di nuovo su assurdità varie, prima tra tutte la più volte commentata e raccontata esperienza necrofila di John Duncan con conseguente vasectomia-senza-anestesia... si parla anche del tizio dei Whitehouse indagato per pedofilia e ed altre cose orrende, ma sempre con il sorriso sulle labbra. L'unico momento che ci getta tutti nello sconfroto è il racconto del Francese su un suo amico musicista che ha subito il furto di tutti gli strumenti con cui viaggiava in tour in Francia. Lì sì che i volti dei presenti si sono rabbuiati e che le coscienze si sono trovate di fronte ai propri spettri... ma poi si è ricominciato a parlare dei gusti sessuali del tipo dei Whitehouse ed il sorriso è tornato tra noi! Strana gente i musicisti. :: si 'dorme' :: Verso le tre il sonno comincia a chiamare, così raccattiamo due materassi ed un bananone rosa sul quale si sacrificherà il Sigurt, e ci corichiamo tra gli strumenti, ancora lì da prima. La notte passa quasi insonne tra il russare del Francese e la gattina Tina che salta sui letti, e così io tento di risolvere i due problemi con una sola mossa: scaravento il gatto sul Francese. Nessun risultato, se non le risa sommesse di Luca: il gatto ritorna da me e lui ancora russa. La città è in festa: ci sono mercatini, bancarelle di caldarroste, gente ovunque e un sole splendido. Tommaso si rammarica di non aver preso con sé la macchina fotografica e si maledice ad ogni passo per questo. Io e Luca ci offriamo di punirlo (è un modo come un altro per sublimare le sofferenze addotte dal suo russare, come potrebbero essere le bastonate notturne che gli avremo rifilato), ma lui preferisce odiarsi da solo. Alle 11:00 siamo di ritorno al Lab. Ci salutiamo abbastanza rapidamente, pronti a fare ritorno alle rispettive magioni. Io mi sento da Dio e non vedo l'ora di ripetere l'esperienza: dopo occasioni come queste mi sembra impossibile tornare a fare la vita di tutti i giorni, e così, come esattamente in questo istante, mi ingegno in ogni modo per fare della musica una parte grossa della mia vita. Strana gente, i musicisti. Le foto sono di Tommaso Clerico/Il Francese e di Hue. Potete vedere un report fotografico completo qui. |
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