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RADIO TRANSMISSIONS
- Battiti, Radio 3, by Nicola Catalano 3 mar 2008 - MB + Sparkle in Grey: The Last Cloud / MB+Hue+Fhivel: Erimos
- Venti22, Radio Hinterland, 13th May 2008, 20:00 - 22:00, Sparkle in Grey on the radio, intervista e brani da A Quiet Place e Nefelodhis
- Mundo Bizarro in Radio Universidad in Mexicali, Baja California, Mexico - Playlist 06/18/08 opened by MB & Sparkle in Grey- The Beauty of Clouds Seen from Above
REVIEWS
Maurizio Bianchi & Sparkle in Grey:
Nefelodhis
Simon V., Filthforge
The incredibly prolific Maurizio Bianchi is back with another brick in the huge wall of his discography, once again in collaboration with another artist of the Italian underground. For "Nefelodhis", the companions of the noise grandmaster are Sparkle in Grey, a very interesting experimental post-rock band from Milan. Their joint forces create a mesmerizing and intriguing journey through distant and almost ethereal sceneries, quite far from the recent return of MB to his classic devastating sonic assaults. The CD's cover, with creamy clouds on a blue/grey sky, perfectly matches with the meditative feeling of the music, set on a background of electronic and concrete sounds provided by Maurizio and melted with the instrumental pieces played by Sparkle In Grey, who handle effected guitar, bass, violin, harmonica and improvised piano. The result is a very interesting blend of minimal post-rock and hypnotic drone/ambient music.
Obviously, "Nefelodhis" can't miss in a any MB collection, since it's one of the best accomplished and most interesting releases in the Italian industrial prime mover's second artistic life, but it will also appeal to a wider audience of experimentalists, post-rockers, drone addicted and unconventional music lovers. Sparkle in Grey, on their side, proved to be a well-worth listening too, intriguing enough and far from the consolidated stereotypes of their genre.
http://filthforge.altervista.org/reviews/reviews-2007/review-mb&sparkle-nefelodhis.htm
Vittore Baroni, Rumore
Da quando è rientrato in piena attività, e in particolare negli ultimi anni, MB pare aver messo in opera un piano di centrifugazione del proprio lavoro. Privilegiando collaborazioni con giovani sperimentatori (Nimh, M.D.T., Telepherique, ecc.), egli ha difatti sfornato un gran numero di lavori spesso in tiratura ultralimitata, strano modo di preservare il culto fiorito attorno al suo nome quale capostipite di una via italiana all’industrial music. Le collaborazioni si esplicano di regola a distanza, con fonti sonore più o meno grezze fornita da Maurizio e rielaborate dai colleghi di turno. Mentre sarebbe interessante a questo punto assistere a cooperazioni di più alto profilo, uno scarto rispetto alle ultime uscite è dato da Nefelodhis, prima parte di una quadrilogia intitolata “tra gli elementi”.
Il quartetto italiano Sparkle in Grey mette in atto difatti un approccio più strutturato del solito, cucendo attorno alle ispide sonorità analogiche di Bianchi improvvisazioni strumentali (chitarre, basso, violino, batteria, laptop) molto istintive, dirette e variegate. Ispirati alle formazioni nuvolose, otto soundscape vestono di romantica e inquieta umanità il desolato minimalismo proprio di MB. Il secondo capitolo della serie, Erimos, è già disponibile presso l’americana Digitalis Industries. (7)
Andrea La Place, Rockit
Primo di un ciclo di quattro dischi dedicati agli elementi,
"Nefelodhis" è una collaborazione tra Maurizio Bianchi, storica figura della musica sperimentale e noise italiana, e gli Sparkle in Grey di Matteo Uggeri, un ensemble dedito all'improvvisazione minimale che si divide tra field recordings e strumenti tradizionali. Registrato nel 2006 improvvisando su basi analogiche fornite da Bianchi create operando con nastri, strumenti e persino lettori dvd, "Nefelodhis" si ispira alle nubi, sia in senso fisico, sia viste come simboli di una minaccia incombente. Presi i tranquilli droni avuti in dote, gli Sparkle in Grey sono andati costellandoli di suoni, tocchi di chitarra, accompagnamenti di violino e quant'altro, creando una dinamica sognante ed a tratti ansiogena che ci guida lungo l'evolversi dello scenario sonoro.
Dischi del genere meritano ascolti molto attenti, profondi, o molto distratti, subliminali. Escludete ogni suono altro. Alzate il volume al massimo. Seguite ogni glitch, scrutate ogni refolo statico che occlude l'orizzonte. O semplicemente lasciate che "Nefelodhis" scorra ed alteri il barometro del vostro stato umorale.
Aldo Chimenti, Rockerilla
Aumenta vertiginosamente di giorno in giorno il testamento artistico di Maurizio Bianchi che in questo caso ritroviamo in azione per un progetto a più mani insieme con Sparkle in Grey, nucleo di musicisti soliti ad operare con un ricco athanor strumentale a base di electronics assortiti e strumenti convenzionali quali chitarra, violino, basso e pianoforte. Esattamente come per gli 8 brani di “Nefelodhis”, mentre a Maurizio toccano le strategie random-dronanti dell’esplorazione micro-particellare. Ne consegue un insieme di organismi sonici ad ampio spettro, di alchimie plurime che oscillano dall’armonico all’inarmonico, dalla massa caotica all’accento tonale, dal concreto all’astratto. Come ad accarezzare l’idea dadaista di forma non forma che procede per simboli e conduce all’essenza delle cose. (8/10)
Andrea Ferraris, Sands-Zine
Mentre Bianchi sfida la prolificità di Aidan Baker e mira direttamente al primato di Merzbow, in quest'occasione fa coppia con gli Sparkle in Grey che per il matrimonio si spostano dai loro abituali ambiti post-rock ancora più di quanto il buon Bianchi non faccia dal suo territorio "ambientale" di parecchie uscite recenti. Se la critica al all'iperprolificità dello sperimentatore milanese sta nel fatto che per forza la qualità delle collaborazioni non sia sempre di livello, beh, non sarà certo questo disco a confermalo, anzi, sia lui che i post-rockers milanesi sono più che mai ispirati. Il disco non è per nulla cupo, nonostante ciò, non è nemmeno soft-ambient o drone-emozionale come sarebbe logico aspettarsi, un po' per la pesante ombra di Uggeri nell'assemblaggio del disco, direi che a tratti uno dei referenti più forti per questa collaborazione siano i Main (e per me è un complimento). Ciò significa che spesso un tappeto ambientale viene attraversato da una linea di basse ripetitiva e molto scarna, che l'effetto globale è sempre molto, molto psichedelico, che è molto facile perdersi durante l'ascolto e nel senso positivo del termine e che le melodie ci sono ma sono sempre lì lì fra il contenersi ed il ripetersi in modo ciclico.
I glitch, i fruscii e qualunque altra cosa che sentiate uscire dal magma, comunque fa giusto capolino in superficie ma rimane sempre e costantemente immersa quel tanto che basta per delinearsi giusto come ombra sotto crosta, in questo potrebbero quasi ricordare qualcosa dei Current 93 più sperimentali, se non fosse che mediamente gli inglesi erano più pesanti e più ossessivi, ma il modo di mescere il miscuglio è molto simile. Il disco fa parte di una quadrilogia sugli elementi, e credo che tenga abbastanza fede alle nubi fotografate in copertina, anche se direbbe la sua se venisse accostato alla nebbia o ad una "fantastica" domenica grigio topo, d'altro canto "every day's like sunday, every day is silent and grey" come avrebbe detto qualcuno, qualche anno fa. Il disco come effetto globale è pesantemente psichedelico, non kraut, diciamo che oltre a Main e Current 93 potrei menzionare i Pink Floyd a piede libero e per quanto risulterebbe una cosa parecchio scontata aiuterebbe a focalizzare tutti quei delay e quei rumori suonati che attraversano le immagini come i segni del tempo sulle vecchie pellicole. Una piacevole sorpresa.
Daniele Guasco, Rocklab
Maurizio Bianchi, uno dei più longevi e propositivi musicisti in Italia, è stato un artista che negli anni ha saputo inventare uno stile prolifico e unico, dando una propria interpretazione dell’elettronica e del rumore, che per questo disco si accosta agli Sparkle In Grey, gruppo che naviga tra le acque del field recordings e gli strumenti tradizionali, creando un post-rock interessante e personale. 'Nefelodhis' è la conseguente somma di queste due esperienze e creatività, tanto nuove quanto identificabili nell’espressione artistica di entrambi - quando ai tappeti sonori vanno ad aggiungersi il violino, la chitarra o il basso si hanno infatti i risultati migliori.
"Un album dedicato alle nuvole": già questo ci dice parecchio su quello che ci si appresta ad ascoltare, un omaggio al fascino delle loro mutazioni imprevedibili. Bianchi e Sparkle In Grey riescono a riportare in musica l'inconsistenza delle nuvole e allo stesso tempo anche l’attrazione che riescono a suscitare nell’uomo.
Seppur seguendo un registro prestabilito la musica si muove con disinvoltura tra rumori indefinibili e note ben marcate, senza mai dare all’ascoltatore la certezza di quello che sta sentendo, riuscendo nel compito di stimolare molteplici immagini e ambientazioni, chiare e sfumate, rassicuranti e inquietanti, ossessive e rilassanti, un continuo susseguirsi di percezioni sonore totalmente incontrollabili.
'Nefelodhis' è un album ben riuscito, un concept che riesce a creare atmosfere con successo senza lesinare trovate interessanti e spunti magnifici nella costruzione musicale. Un disco affascinante, come le nuvole.
Nicolas Campagnari, SentireAscoltare
Devo dire che ho sempre apprezzato i progetti - sia nella musica che nel cinema - che si proiettavano oltre al singolo disco o film, vuoi perché rappresentano una sorta di guanto di sfida all’indeterminatezza del futuro, o vuoi perché semplicemente si presentano talmente di rado che quando accadono si può quasi parlare di evento.
Forse non si può parlare di evento vero e proprio per il concept ideato da Matteo Uggeri/Hue e da Maurizio Bianchi – entrambi geniacci della sperimentazione musicale in tempi e modalità differenti, ma ugualmente poco celebrati dalla stampa musicale - anche se questa quadrilogia chiamata Between The Elements ha tutte le carte in regola per far parlare di sé. Ecco allora i primi due capitoli: il primo, Nefelodhis (in greco “nuvole”) a firma Maurizio Bianchi/MB e Sparkle In Grey – gruppo in cui “suona” Hue – il secondo, Erimos (in greco “deserto”) che vede impegnati Fhievel, Hue e lo stesso MB.
Nefelodhis sperimenta l’inedita convivenza tra i ruvidi ed ipnotici drones di MB con l’umore e la fisicità di una band tradizionale quale che sono gli Sparkle In Grey. Il risultato è un cupo post-rock che si ciba e si arricchisce lungo la sua strada di vari elementi, come il dub-glitch di Rainy Clouds under The Sun: I Cirrum, o come i residui pianistici ed elettroacustici di The Unpredictable Weather: II Cumulum Nembum. Su tutto il disco comunque aleggiano fantasmi e echi di memorie musicali di un decennio, quello dei Novanta, che aleggia ancora pesantemente sulla musica odierna. Con modi e caratteristiche produttive differenti, non siamo poi così distanti dagli ultimi 3/4hadbeeneliminated, per intenderci.
Con Erimos, invece ci si muove in lande prossime alla drone-ambient etereo interrotta solo da interventi elettroacustici. Impreziosito da suoni al limite del percettibile, ha un andamento imprevedibile ma ragionato: a momenti di tenebre ne seguono altri di luce abbagliante, sempre, però in bilico tra melodia e crudezza. Quarantacinque minuti che assomigliano ad un dedalo, dal quale a fatica si riesce prenderne le misure. Sarà infatti molto probabile che anche dopo decine di ascolti Erimos vi possa restituire sensazioni e umori nuovi..
È probabile che i due dischi in questione non dicano niente di particolarmente nuovo nel genere drones&improv ma risultano ugualmente incisivi e affascinanti. Sono convinto che non deluderanno né i fans di Maurizio Bianchi né quelli di Matteo Uggeri, ammesso che non coincidano. (7.0/10)
http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Monografie/sparkleingrey.htm#mau
Cloud Appreciation Society
Ever wondered what a journey through clouds might sound like?
A group of Italian musicians, Sparkle in Grey, have musing on that idea and the result is an album called Nefelodhis, which apparently means cloudiness in Greek. |
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